La gestione separata di una polizza vita: luci ed ombre

La gestione seprata

La gestione seprata

Di cosa si tratta

La gestione separata è un fondo interno costituito da un’ insieme di attività finanziarie gestito da una Compagnia di assicurazioni, in cui confluiscono i premi netti derivanti da contratti di assicurazione sulla vita rivalutabili, detti anche di ramo 1°. Si adattano molto bene a coloro che desiderano accantonare il proprio risparmio in strumenti d’investimento privi di qualsiasi rischio finanziario.

Caratteristiche

Le principali caratteristiche di una gestione separata sono:

  1. il tasso tecnico;
  2. un rendimento minimo garantito;
  3. l’aliquota di retrocessione;
  4. il consolidamento annuo delle prestazioni;
  5. un particolare meccanismo di rivalutazione;
  6. il patrimonio separato da tutte le altre attività finanziarie della Compagnia;
  7. La valorizzazione dei titoli in portafoglio a “prezzo storico“.

Per quanto riguarda il tasso tecnico e il rendimento minimo garantito, rinviamo alla lettura dell’articolo dedicato. In questo approfondimento vogliamo analizzare la gestione finanziaria e, più nello specifico, come funziona il meccanismo di rivalutazione e il consolidamento annuo della prestazione.

La gestione finanziaria

Il patrimonio delle gestione separata viene quasi interamente investito in obbligazioni e titoli di Stato, la componente azionaria, se presente, non supera generalmente il 10% degli attivi totali. Il rendimento ottenuto ogni anno viene in gran parte riconosciuto (in gergo retrocesso) all’assicurato attraverso la rivalutazione della prestazione assicurata. 

L’aliquota di retrocessione

A determinare il tasso di rivalutazione annuo, come abbiamo detto, è il rendimento ottenuto dalla gestione finanziaria. Ma non tutto questo rendimento viene riconosciuto alla prestazione, bensì una parte, attraverso la cosiddetta “aliquota di retrocessione“, maggiore sarà l’aliquota e maggiore sarà il rendimento retrocesso. Per fare un esempio, supponiamo due gestioni separate (A e B) che abbiano ottenuto lo stesso  rendimento, pari al 5%. La prima prevede un’aliquota di retrocessione dell’80%, la seconda del 90%. Il rendimento retrocesso sarà così determinato:

  • gestione separata A: 5% X 80% = 4%
  • gestione separata B: 5% X 90% = 4,5%

La % del rendimento trattenuta dalla Compagnia (nell’esempio precedente, l’1° per la gestione A e lo 0,50% per la gestione B) rappresenta la “commissione annua per la gestione finanziaria. E in questo c’è una prima differenza con uno strumento tipicamente finanziario che riconosce al cliente il 100% del rendimento ottenuto e applica (sul patrimonio in gestione) una commissione annua, mentre la gestione separata non applica alcuna commissione sul patrimonio ma la trattiene dal rendimento realizzato.

In realtà accade che, molto frequentemente, le Compagnie prevedano una “trattenuta % minima“. Cosa significa? Ad esempio, se le condizioni di polizza della gestione A e B prevedono entrambe una trattenuta minima annua dell’1,2%  la gestione A riconoscerà al cliente non il 4% di rendimento (5% X 80%) ma il 3,8% ( 5% meno l’1,2% minimo trattenuto) e la gestione B riconoscerà non il 4,5% ma anch’essa il 3,8% ( 5% meno l’1,2%).

Il consolidamento annuo della prestazione

Una caratteristica molto importante della gestione separata è quella che il rendimento realizzato, di anno in anno, resta definitivamente acquisito dal cliente. Facciamo un esempio, la prestazione assicurata iniziale della gestione separata “Beta” è pari a 10.000,00 euro, trascorso il primo anno il rendimento retrocesso è del 3,2%, la nuova prestazione assicurata sarà di 10.320,00 euro che corrisponde alla prestazione minima garantita a scadenza. Nel secondo anno il rendimento riconosciuto è pari al 3%, la nuova prestazione assicurata sarà quindi di 10.629,60 euro, che diventa la nuova prestazione minima garantita a scadenza e così via per tutti gli anni successivi. Il cliente ha la garanzia che ogni anno la sua prestazione non potrà mai essere inferiore a quella dell’anno precedente.

Questa garanzia finanziaria non è presente in nessun strumento finanziario ma esclusivamente nella gestione separata di una polizza vita.

Com’è possibile?

I titoli presenti nel portafoglio di una gestione separata sono contabilizzati sempre a “prezzo storico” mentre quelli di uno strumento finanziario vengono contabilizzati a “prezzo di mercato“.

Cosa significa questo?

Prendiamo l’esempio di un fondo comune d’investimento “Alfa” e di una gestione separata “Gamma” che abbiano in portafoglio lo stesso titolo, BTP ventennale con cedola al 2,5%, acquistato a valore nominale di 100 (esattamente come il valore di rimborso a scadenza). Nel 2015 il prezzo del BTP è sceso a 94,50 perdendo 5 punti e mezzo. Bene, il fondo “Alfa” valorizzerà il titolo a 94,5 realizzando una perdita del 5,5% e una cedola incassata del 2,5%: risultato per il cliente, meno 3%. La gestione separata “Gamma” continua a valorizzare il titolo a 100 senza quindi subire perdite sul rendimento ma incassando comunque la cedola del 2,5%: risultato per il cliente una plusvalenza di 2,5 punti percentuali.

Valorizzare i titoli in portafoglio a prezzo d’acquisto si traduce poi in un grande vantaggio per il cliente e in una tutela del suo risparmio: avere la certezza che in qualunque momento si avesse la necessità di riscattare anticipatamente la prestazione (anche in una fase di mercato in discesa) il risparmio accumulato sino a quel punto non subirà alcuna perdita ma, al contrario, realizzerà i rendimenti acquisiti.

Riprendendo l’esempio del fondo “Alfa” e della gestione separata “Gamma”, nel primo caso, in caso di riscatto, il cliente subirà una minusvalenza pari a 5,5 (realizzando una prestazione di 94,5 contro i 100 investiti), mentre nel secondo caso realizzerà una plusvalenza di 2,5 (realizzando una prestazione di 102,5 contro i 100 investiti).

Se per il cliente la gestione separata rappresenta una “cassaforte“, dove custodire con sicurezza il proprio risparmio, per la Compagnia qualche rischio c’è ed è rappresentato da possibili richieste di “riscatti in massa” perché, terminata la liquidità a disposizione per far fronte ai riscatti, il gestore deve procedere con la vendita dei titoli in portafoglio e valorizzarli al “prezzo di vendita” che, se inferiore a quello di acquisto, determina una riduzione del valore del portafoglio ma, essendo la garanzia  del consolidamento prevista dal contratto, questa situazione potrebbe provocare perdite da parte della Compagnia.

Aspetti critici per il cliente

Sostanzialmente sono tre:

  1. I costi (c.d. caricamenti) applicati su tutti i premi versati nelle gestioni separate (spesso troppo onerosi) perché il rendimento è applicato al “premio netto” ossia quello che effettivamente viene investito. Ipotizziamo un premio di 10.000,00 su cui ci sia un caricamento del 5%, l’importo investito sarà pari a 9.500,00 euro; con un rendimento lordo del 3,5% e un minimo trattenuto dell’1,2% la prestazione diventerà, l’anno successivo, di 9.756,50 euro (9.550 x 3,5% – 1,2%). Se, al secondo anno, il rendimento lordo fosse del 3%, la nuova prestazione assicurata sarebbe pari a 9.932,12 euro (9.756,50 X 3% – 1,2%). per questo motivo le gestioni separate devono essere viste come investimenti di medio – lungo periodo, non certo per un eventuale rischio finanziario (del tutto assente) ma per avere la possibilità di assorbire i caricamenti;
  2. La commissione trattenuta ogni anno per la gestione finanziaria (tra un 1,2% e un 2%) è troppo elevata e non giustificata, per l’assenza di una vera gestione finanziaria, infatti, il gestore generalmente acquista titoli che detiene in portafoglio sino a scadenza per avere la garanzia dei rimborso a valore nominale, senza subire, così, perdite in conto capitale;
  3. Il comportamento “scorretto” di alcuni gestori che, avendo  in portafoglio titoli con un prezzo più alto di quello d’acquisto (titoli con buone cedole e quindi appetibili), per realizzare buone performance e posizionarsi tra i migliori gestori li vendono valorizzandoli a prezzo di vendita, rimpiazzandoli con titoli meno interessanti, con cedole più basse, a tutto discapito del rendimento futuro per i clienti.