L’indicatore sintetico dei costi

Occhio ai costi

Da un punto di vista dei costi, i prodotti della previdenza complementare rappresentano ancora una “giungla” per il risparmiatore perché differenziati in funzione di numerose variabili spesso non di semplice comprensione. Per contribuire all’accrescimento dell’informazione e della trasparenza delle condizioni contrattuali delle forme pensionistiche complementari è stato introdotto un indice di comparazione che, almeno sulla carta, dovrebbe mettere in condizione il risparmiatore di poter fare una corretta comparazione dei diversi strumenti sotto il profilo dei costi. Vediamo allora di capire meglio di cosa si tratta.

 

Di cosa si tratta

E’ un indicatore calcolato secondo una metodologia analoga per tutte le forme di previdenza complementare che consente di avere, in modo semplice ed immediato, un’idea di quanto i costi complessivi praticati dalla forma pensionistica complementare incidono percentualmente ogni anno sul risultato finanziario e , di conseguenza, sulla posizione individuale maturata. Per costi complessivi si intendono tutte le spese e gli oneri gravanti, direttamente o indirettamente sull’aderente. Restano in ogni caso esclusi i costi che si riferiscono a eventuali commissioni d’incentivo (per esempio sul rendimento finanziario ottenuto), costi di negoziazione (acquisto e vendita titoli da parte del gestore) e altre spese che rappresentano carattere di eccezionalità.

 

Come si calcola

L’indicatore sintetico dei costi, chiamato anche in forma abbreviata “ISC”, è calcolato su differenti orizzonti temporali (2, 5, 10 e 35 anni), questo perché alcuni costi presentano degli impatti decrescenti nel tempo, ad esempio i costi fissi o in percentuale applicati in fase di adesione. In linea di massima possiamo dire che aumentando la permanenza nella forma pensionistica complementare l’ISC si riduce perché, appunto, i costi fissi si “spalmano” su una posizione individuale che nel tempo tende a crescere. Ad esempio un ISC pari allo 0,9% per periodi di partecipazione a due anni, scende allo 0,2% per periodi di partecipazione a 35 anni.

L’indicatore sintetico dei costi è una stima calcolata facendo riferimento a un aderente tipo che effettua un versamento contributivo annuo di 2.500,00 euro e ipotizzando un rendimento annuo pari al 4%. In situazioni differenti rispetto a quelle considerate, ovvero nei casi in cui non si verifichino le ipotesi previste, l’indicatore ha una valenza puramente indicativa ma consente comunque di aumentare la trasparenza delle informazioni rispetto alle diverse condizioni applicate dalle forme di previdenza complementare.

 

Un esempio pratico di impatto dei costi sulla prestazione

Il Signor Bianchi aderisce a una forma pensionistica complementare versando un contributo annuo di 2.500,00 euro. Ipotizziamo che l’ISC della forma pensionistica alla quale si è iscritto il Signor Bianchi sia pari allo 0,5% su 35 anni di adesione.

Il Signor Verdi aderisce ad un’altra forma pensionistica complementare versando lo stesso contributo annuo (2.500,00 euro). L‘ISC della forma pensionistica a cui si è iscritto il Signor Verdi è pari all’1,5% sempre su 35 anni di adesione.

Trascorsi 35 anni quindi, ipotizzando che tutte le altre condizioni (in modo particolare i rendimenti medi ottenuti dalle due forme pensionistiche complementari) siano uguali, Bianchi riceve una prima rendita integrativa di circa 5.400,00 euro annui in termini reali; Verdi invece ottiene una prima rendita integrativa di circa 4.600,00 euro annui in termini reali.

Per effetto dei minori costi sostenuti, la rendita ricevuta daBianchi  è di circa 800,00 euro annui superiore di quella ricevuta da Verdi, cioè il 16% in più! Ovviamente questa differenza si riscontra anche nel caso di riscatto della prestazione sotto forma di capitale.

 

Per analizzare l’ISC minimo, medio e massimo delle diverse tipologie e comparti delle forme di previdenza complementare, clicca sui link sottostanti.

 

fondi pensione chiusi

fondi pensione aperti

piani individuali pensionistici – PIP