Montante contributivo: PIL nominale e PIL reale

pilPerché è fondamentale conoscere la differenza tra PIL nominale e PIL reale quando si parla di pensioni? Semplice, perché nel sistema di calcolo della pensione contributivo il PIL è il parametro utilizzato per determinare, al 31 dicembre di ogni anno, il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi, in pratica il rendimento della pensione futura.

In genere, quello che comunemente ci si limita a pensare è che la misura della rivalutazione dei montanti sia legata alla variazione media del PIL nel quinquennio precedente. Pochi sanno però di quale PIL si tratta: il nominale o il reale? E, soprattutto quale differenza c’è tra i due? Questo è quello che vogliamo trattare in questo approfondimento anche per fare maggiore chiarezza sul futuro delle nostre pensioni.

Grandezze reali e grandezze nominali

La distinzione tra grandezze reali (cioè a prezzi costanti) e grandezze nominali (cioè a prezzi correnti) è fondamentale anche riguardo alla misurazione della produzione di un Paese, ovvero al suo prodotto interno lordo (PIL), che può quindi essere inteso in senso reale oppure in senso corrente.

Il prodotto interno lordo è infatti la somma del valore dei beni finali venduti in un certo paese e in un certo arco di tempo. Il problema riguarda la misurazione del “valore” dei beni finali E’ infatti evidente che tale valore non può che essere espresso dal prezzo di ciascun bene. Ora, se il prezzo considerato è quello corrente si avrà il PIL nominale, mentre se i prezzi sono quelli (costanti) di un certo anno (scelto come base) si avrà il PIL reale.

Proviamo a fare un esempio pratico per capire meglio il concetto. Immaginiamo che in un paese si producano solo due beni: pane e vino e consideriamo un periodo di due anni, il 2010 e il 2011:

  1. relativamente al pane nel 2010 sono state vendute 35 quantità al prezzo di 0,80 euro cadauna, mentre nel 2011 sono state vendute 55 quantità al prezzo di 1,00 euro ciascuna;
  2. relativamente al vino, nel 2010 sono state vendute 100 quantità a un prezzo ciascuna di 2,50 euro, mentre nel 2011 sono state vendute 110 quantità al prezzo di 3,50 euro ciascuna.
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Calcoliamo adesso il PIL nominale (cioè a prezzi correnti) per il 2010 e il 2011.

Per il 2010 il PIL nominale sarà dato dalla somma del valore del pane e del vino venduti, ma misurati ai prezzi del 2010. Quindi:

  • PIL nominale 2010 = 100 (2,50) + 35 (0,80) = 278 euro

Per il 2011 vale il medesimo discorso, il PIL nominale sarà dato dalla somma del valore del pane e del vino venduti, ma misurati ai prezzi del 2011. Quindi:

  • PIL nominale 2011 = 110 (3,50) + 55 (1,00) = 440 euro.

Nel periodo considerato (2010 – 2011) il PIL nominale è aumentato (162) e la crescita è stata determinata sostanzialmente da due fattori: la crescita della produzione reale nel tempo e la crescita dei prezzi.

Ma se vogliamo quantificare “realmente” la variazione della produzione, occorre “anulare” l’effetto della variazione del prezzo (inflazione). Per questo si ricorre al calcolo del PIL reale, cioè del PIL a prezzi costanti (scegliendo come “base” un anno. Noi sceglieremo il 2010).

Procediamo quindi al calcolo del PIL del 2011 ma al prezzo del 2010. Quindi:

  • PIL reale 2010 = 100 (2,50) + 35 (0,80) = 278 euro

notare che ovviamente per l’annoi base (2010), il PIL reale coincide con quello nominale.

  • PIL reale 2011 = 110 (2,50) + 55 (0,80) = 319 euro

Si avrà quindi che il tasso di crescita del PIL nominale sarà:

(440 -. 2768) : 278 x 100 = 58,27%

mentre la crescita del PIL reale sarà:

(319 – 278) : 278 x 100 = 14,75%

La differenza tra la crescita del PIL reale e quella del PIL nominale è la variazione dei prezzi detta anche “inflazione”.

La rivalutazione dei montanti contributivi è determinata dalla variazione media del PIL nominale nel quinquennio precedente. E’ del tutto evidente, quindi, che in periodi di buona salute dell’economia e di crescita reale la rivalutazione dei montanti potrà essere interessante, mentre in periodi di crisi economica (crescita bassa se non azzerata) e soprattutto di bassa inflazione (se non addirittura di deflazione) la rivalutazione dei montanti potrebbe anche essere negativa, come è accaduto, per la prima volta nel 2014.