Previdenza complementare: agevolazioni per i lavoratori post 31 dicembre 2006

giovaniUna delle tante anomalie del nostro sistema previdenziale è rappresentata dalla scarsa adesione dei giovani alle forme pensionistiche complementari.

Come sottolinea la Relazione annuale della Covip soltanto il 15 per cento delle forze di lavoro con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare.

Il tasso di partecipazione sale al 23 per cento per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 30 per cento per quelli tra 45 e 64 anni. Nel complesso, l’età media degli aderenti è di 45,2 anni, rispetto ai 42,1 delle forze di lavoro.

Come hanno avuto modo di evidenziare però recentemente sia l’Ocse con il suo Pension at a Glance che la Corte dei Conti nella Relazione sulla gestione dell’Inps, il nostro sistema previdenziale è considerato finanziariamente sostenibile in considerazione delle recenti riforme (in particolare le riforma Monti-Fornero), soprattutto per effetto degli ulteriori innalzamenti dell’età pensionabile, ma con limiti di adeguatezza potenziale con riferimento ai trattamenti di quiescenza erogati alle future coorti di pensionati.

Diventa allora indispensabile per le giovani generazioni aderire a forme di previdenza complementare che possono usufruire delle specifiche agevolazioni per i lavoratori di prima occupazione successiva al 31 dicembre 2006.

Cosa prevede la normativa

Così come previsto dall’’articolo 8, comma 6, del dlgs 252/2005 ai lavoratori di prima occupazione successiva al 31 dicembre 2006 e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro. In sostanza, l’importo massimo annuale complessivamente deducibile (a partire dal 6 anno successivo a quello di iscrizione) sale per questi lavoratori a 7.746,86 euro.

Per lavoratori di prima occupazione, ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con Circolare 70/E del 18 dicembre 2007, si devono intendere quei soggetti che al 1° gennaio 2007, non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria. Sempre con riferimento ai vantaggi fiscali per i giovani va rimarcato come l’ effetto beneficio dell’adesione è particolarmente esaltato dall’impianto complessivo del dlgs 252/2005 secondo cui è possibile dedurre oggi con impatto sull’aliquota marginale IRPEF con un rinvio di tassazione al pensionamento applicando una imposta sostitutiva del 15 per cento che si riduce dello 0,30 per ogni anno di permanenza superiore al quindicesimo fino ad una aliquota minima del 9 per cento, ipotesi davvero molto verosimile per un giovane aderente.

I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Con la risoluzione n. 131/2011 la stessa Amministrazione Finanziaria chiariva poi come applicare la maggiore deduzione. In pratica, anno dopo anno il plafond si costituisce e incrementa come sommatoria delle differenze (annuali) tra i contributi versati e il limite massimo di deducibilità (euro 5.164,57). Successivamente al quinto anno, a plafond costituito il lavoratore può cominciare a usufruire dell’agevolazione che, in sostanza, è rappresentata dalla possibilità di dedurre una quota di contributi (destinati alla previdenza integrativa) superiore al limite di legge, ossia oltre 5.164,57 e fino a 7.746,86 euro (poiché vale l’altro limite annuale, fissato dalla legge, pari a euro 2.582,29).

La fruizione del plafond, spiega l’Agenzia, è possibile nei 20 anni successivi ai primi cinque di contribuzione, mediante un utilizzo libero, fino a completo esaurimento, senza necessità di ripartire (il plafond) in quote costanti e senza conseguenze in caso di mancato utilizzo per un dato anno.

Per esempio, proseguiva l’Amministrazione Finanziaria, se il lavoratore nell’anno 2012 (primo anno di fruizione del plafond) avesse effettuato un versamento di 6 mila euro per contributi alla previdenza integrativa, egli avrebbe potuto dedurre dal proprio reddito complessivo i contributi per l’intero ammontare in quanto, seppure eccedenti il limite annuo di euro 5.164,57, non avrebbero oltrepassato il massimo di 7.746,86 euro.

In tal caso sarebbe risultato che il lavoratore avrebbe utilizzato il plafond per euro 835,43 (euro 6.000 meno euro 5.164,57) e che avrebbe avuto ancora a disposizione ancora euro 9.164,57 di plafond da utilizzare entro l’anno 2031.

Alla luce di quanto sopra il Cud dall’anno 2012 è stato implementato nella sezione riservata alla deducibilità dei contributi versati con nuovi campi (punti 122-126) proprio in considerazione del fatto che da tale anno è terminato il primo quinquennio successivo all’entrata in vigore di questa previsione (2007-2011, ritenendo che debba farsi riferimento agli anni fiscali), e quindi dalla conseguente possibilità, a partire dal 2012, di utilizzare il bonus di deducibilità maturato nei primi 5 anni di adesione alla previdenza complementare.