Il trattamento fiscale dei rendimenti delle polizze vita

tassazione polizze vitaLe plusvalenze realizzate dagli investimenti sono soggetti a tassazione variabile in base alla natura dell’investimento. Per plusvalenza si intende la differenza tra il capitale maturato e quello versato. per i prodotti assicurativi vita di risparmio il calcolo e il pagamento delle imposte è rinviato al momento dell’erogazione della prestazione.

Altra imposta applicata è l’imposta di bollo, calcolata ogni anno sul valore del capitale maturato. Quest’imposta non si applica alle polizze di ramo primo (chiamate anche rivalutabili) che investono nelle “gestioni separate“. Per i clienti “persone fisiche“, la Compagnia di assicurazione funge da sostituto d’imposta, ovvero calcola l’imposta dovuta e la versa all’erario.

L’imposta sulle plusvalenze

Le plusvalenze realizzate dalle polizze vita sono tassate in base a differenti aliquote che si sono modificate nel corso del tempo:

  • 12,5% sino al 31 dicembre 2011
  • 20% dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014
  • 26% dal 1° luglio 2014

La normativa fiscale stabilisce però che i rendimenti derivanti dai titoli di stato (ed equiparati) continuino di fatto ad essere assoggettati all’imposta del 12,5%. pertanto l’aliquota effettiva di tassazione dipenderà dall’effettivo mix degli investimenti (titoli pubblici, azioni, altro).

Come spesso accade in questi momenti di transizione è necessario che il legislatore stabilisca quale sia lo “spartiacque” per definire esattamente quando e come la nuova aliquota (26%) potrà operare sugli investimenti già in corso che, in molti casi, hanno già accumulato plusvalenze latenti ancora non tassate. Per dirimere ogni dubbio è stata pubblicata la circolare n. 19/E dell’Agenzia delle Entrate del 29 marzo 2014 che entra nel merito della questione e stabilisce come e quando la nuova aliquota debba operare in luogo di quella vecchia. L’aliquota del 26% si applica a tutti i contratti stipulati dopo il 1° luglio 2014 nonché alle plusvalenze realizzate a decorrere da tale data, indipendentemente dal giorno della stipula del singolo contratto.

Nel momento in cui matureranno i proventi di una vecchia polizza opererà l’aliquota del 26% ma non su tutta la plusvalenza bensì solo su quella maturata dopo il primo luglio 2014. Quanto ai proventi maturati prima di tale data, deve essere applicata l’aliquota del 12,5% per la parte di reddito maturata fino a dicembre 2011, e quella del 20% da tale data fino al 30 giugno 2014.

Indubbiamente si è creato un regime un po’ complicato: sui proventi dii un unico contratto possono gravare ben tre aliquote diverse. La circolare conferma inoltre che per tutti i redditi maturati successivamente al 31 dicembre 2011, ove siano presenti titoli di stato (ed equiparati), viene riconosciuta, attraverso una riduzione della base imponibile, una minore tassazione, in funzione della quota dei proventi riferibili a tali strumenti.

 

La circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che la percentuale del rendimento da escludere dalla base imponibile è pari al:

  • 37,5% relativamente ai rendimenti maturati dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014. Di conseguenza si arriva alla tassazione del 62,5% della predetta quota di rendimento da tassare con l’aliquota del 20%;
  • 51,92% relativamente ai rendimenti maturati dal 1° luglio 2014. Questo significa l’aliquota del 26% verrà applicata al 48,08% del rendimento complessivo realizzato.

In conclusione, per i contratti sottoscritti fino al 31 dicembre 2011, la parte di reddito riferita:

  • al periodo intercorrente tra la data di sottoscrizione e il 31 dicembre 2011, da assoggettare al 12,5%, è costituita dalla differenza tra il valore della polizza a tale data e i premi versati fino alla stessa data;
  • la parte di reddito riferita al periodo tra il 1° gennaio 2012 e il 30 giugno 2014, da assoggettare al 20%, è costituita dalla differenza tra il valore della polizza al 30 giugno 2014 (al netto di quello maturato al 31 dicembre 2011) e i premi versati dal 1° gennaio 2012 fino al 30 giugno 2014, al netto del 37,50% del reddito riferibile ai titoli pubblici;
  • La parte di rendimento riferita al periodo dal 1° luglio 2014, da assoggettare al 26%, deve essere determinata al netto del 51,92% della quota di rendimento riferibile a titoli pubblici.

Ecco di seguito alcuni esempi, così come riportati nella circolare 19/E.

Esempio 1 (con titoli pubblici)

  • Rendimento al 31 dicembre 2011: 100
  • Rendimento complessivo al 30 giugno 2014: 200, di cui 20 derivante da titoli pubblici
  • Rendimento complessivo a scadenza: 400 di cui 50 derivante da titoli pubblici

In tal caso:

  • 100 sono da assoggettare al 12,50%;
  • 92,5 sono da assoggettare al 20% (in quanto il rendimento 100 deve essere assunto al netto del 37,5% di 20);
  • 184,42 sono da assoggettare al 26% ( in quanto il rendimento di 200 deve essere assunto al netto del 51,92% di 30, ossia la differenza tra il rendimento complessivo dei titoli pubblici, 50, quello al 30 giugno 2014, 20)

Esempio 2 (senza titoli pubblici)

  • Rendimento al 31 dicembre 2011: 100
  • Rendimento complessivo al 30 giugno 2014: 200
  • Rendimento complessivo a scadenza: 150

In tal caso:

  • 100 sono da assoggettare al 12,50%;
  • 50 sono da assoggettare al 20%.

Esempio 3 (senza titoli pubblici)

  • Rendimento negativo al 31 dicembre 2011: – 100
  • Rendimento al 30 giugno 2014: 50
  • Rendimento complessivo a scadenza: 80

In tal caso:

  • 50 sono da assoggettare al 20%;
  • 30 (differenza tra 80 e 50) sono da assoggettare al 26%.

Esempio 4 (senza titoli pubblici)

  • Rendimento al 31 dicembre 2011: 100
  • Rendimento negativo al 30 giugno 2014: – 60
  • Rendimento complessivo a scadenza: 130

In tal caso:

  • 100 sono da assoggettare al 12,50%;
  • 30 (differenza tra 130 e 100) sono da assoggettare al 26%.